Credeva di essere l’unica persona sulla faccia della terra a sentirsi così inquieta nel freddo post-Natale faentino, perciò indossava le cuffie e si lanciava in una passeggiata pomeridiana: l’aria pungente le faceva uscire dagli occhi lacrime salate e nell’asciugarsi il viso si era accorta di piangere veramente.
Se il freddo diventava una banale scusa per liberare i pensieri, allora avrebbe dovuto passeggiare a lungo, dal dono celestiale di Jónsi al tabagismo di Micah passando per il cuore dei Weezer. Sarebbe stato sufficiente?
Non voleva ammettere a se stessa di essere stanca di tutte le risposte negative, di tutta quell’ipocrisia e del cinismo dilagante come il Nulla che si stava impossessando della sua mente e ne condizionava ormai il pensiero quotidiano.
In fondo, voleva solo tornare a sorridere di ogni piccola cosa, recuperare quell’autoironia che aveva ceduto il posto ad una pungente autocritica che non risparmiava nè concedeva nulla: se quache anno fa avesse potuto vedere il suo futuro in una palla di cristallo… probabilmente non avrebbe riconosciuto se stessa se non dai capelli disordinati e dalle allstars che non restano pulite per più di mezza giornata.
Questo le passava per la mente mentre ritornava a casa. Questo era l’unica cosa che non avrebbe mai voluto. Questo eppure era lei.
Ora doveva fare i conti con uno sguardo che non le piaceva più, ma con un’ottica newdealista: rimbocchiamoci le maniche e ricostruiamo tutto. Da Capo (cit.).
Per quanto ancora avrebbe dovuto arrangiarsi, fare tutto da sola?
Dopo aver posato accuratamente le cuffie, il ritornello le risuonava talmente che si mise a cantarlo ripetutamente finchè non si accorse che era ciò di cui aveva bisogno e si ricordò dell’articolo di Brian Eno su Internazionale (lo aveva letto prima di uscire di casa) che parlava dell’effetto benfico del cantare insieme agli amici. Si sentiva meglio, l’amica stasera avrebbe cantato insieme a lei, anche se non i Midlake.
Bring me a day full of honest work
and a roof that never leaks
I’ll be satisfied
Questo la rappresentava, era lei e lo sapeva.
E’ banale e provinciale?
…
Davvero?
…
(alzando le spalle) Pace.
Il fato a volte è bastardo e lei ne era consapevole. Ma alla luce dei precedenti pensieri e buoni propositi, allora, aveva deciso che se lui era impegnato, lei, invece di deprimersi e incolpare la sua bruttezza, voleva solo essere I’m always in love dei Wilco.
Se l’autoironia è una delle proprie caratteristiche, anche se è assopita da tempo, ritorna, visto?